La terrazza dell'ex Vigna Barberini
Pubblicato giovedì, 26 novembre, 2009
La Soprintendenza Speciale per i beni archeologici di Roma sta lavorando con grande impegno per offrire ai visitatori una serie di nuovi itinerari sul Palatino, secondo un programma concordato tra il Soprintendente Angelo Bottini e il Commissario Roberto Cecchi.
Il primo percorso coinvolge la terrazza artificiale della ex Vigna Barberini (m.110 x 150), costruita su alte e poderose sostruzioni in laterizio, in posizione panoramica sulla valle del Colosseo, e da decenni chiusa al pubblico.
Divenuta proprietà demaniale e annessa al parco archeologico del Palatino-Foro Romano agli inizi del Novecento, La Vigna è stata oggetto di scavi estesi a partire dagli anni Trenta. In quell’epoca, le indagini condotte da Alfonso Bartoli misero in luce le fondazioni di un tempio(m.60 x40), identificato con quello del Sole, edificato dall’imperatore Elagabalo, che vi raccolse le reliquie più sacre della storia di Roma, tra cui il Palladio. Questo spiegherebbe la denominazione “Pallara” assunta dalla zona nel Medioevo. Si accedeva alla terrazza del tempio per mezzo di un ingresso monumentale detto Pentapylum, i cui resti sono forse da riconoscere in quelli visibili su via di S. Bonaventura.
Gli scavi, ripresi a partire dalla metà degli anni Ottanta, in collaborazione con l’Ecole Francaise de Rome, hanno messo in luce importanti strutture che vanno dall’età arcaica fino all’età tarda, e hanno definitivamente chiarito che la terrazza era occupata in età imperiale da uno dei nuclei del Palazzo Flavio.
In base agli estesi resti di giardino evidenziati dalle indagini, con messa a coltura di essenze in vasi disposti a filari, si è più volte ipotizzato che qui sorgessero gli Adonaea o Giardini di Adone, di cui ci parlano le fonti antiche (Apollonio di Tyana), come esistenti all’interno del Palazzo di Domiziano.
Si è deciso di reinterrare gli scavi, terminati per il Giubileo, anche per mantenere al luogo quell’atmosfera idillica e campestre, che tuttora conserva e che ne costituisce forse il fascino principale.
Sull’angolo nord della Vigna Barberini si trova la chiesetta di S. Sebastiano, che poggia in parte sul basamento del tempio di Elagabalo, nel luogo dove, secondo la tradizione, fu martirizzato il santo. Ricordata nei documenti fin dal X secolo, conserva di quest’epoca la importantissima decorazione pittorica dell’abside; il resto andò perduto nella ristrutturazione che Urbano VIII Barberini ne fece nel 1624.
Sul lato meridionale della terrazza, impostata su una grande cisterna dell’acquedotto Claudio e sulle strutture del palazzo imperiale, sorge la chiesa di S. Bonaventura con l’annesso convento, costruita dal Cardinale Francesco Barberini nel 1675.
Inizialmente non era previsto che l’ itinerario di Vigna Barberini arrivasse al limite nord-ovest della terrazza, occupata da un’area di cantiere. Qui infatti sono in corso lavori iniziati nel mese di giugno con fondi ordinari della Soprintendenza e finalizzati al consolidamento dell’angolo che si affaccia sulla valle del Colosseo, interessato da possibili fenomeni di dissesto strutturale e idrogeologico.
Lo scavo preliminare effettuato dalla Soprintendenza ( Direzione scientifica dott.ssa Mariantonietta Tomei, Direttore dei lavori arch. Antonella Tomasello) e condotto da una equipe coordinata da Francoise Villedieu, CNRS C.C. Jullian, Aix en Provence, sta dando risultati di tale importanza, che si è pensato di prolungare il percorso in modo da permettere la vista delle strutture emerse.
Queste consistono in un possente edificio a pianta centrale, di struttura particolarmente complessa, articolata intorno ad un pilone circolare di circa 4 metri di diametro, da cui si dipartono 8 arcate a raggiera, disegnando un ambiente di circa 16 metri di diametro; non sembrano esistere confronti nell'architettura romana.
Della poderosa struttura, rimessa in luce solo in parte e databile in età neroniana, sono stati finora individuati due livelli, che con le loro possenti arcate sostenevano un piano che presenta una strana particolarità: degli incassi circolari ( finora ne sono stati evidenziati 3) di circa 20 cm di diametro, riempiti di una sostanza scura di strana consistenza, da analizzare. Si è ipotizzato che si possa trattare di un pavimento con inseriti meccanismi circolari, tipo cuscinetti a sfera, su cui poteva essere poggiato un pavimento rotante; immediato il collegamento a quanto descrive Svetonio per la Coenatio Rotunda della Domus Aurea. E’ noto infatti (lo attestano gli autori antichi) che la residenza di Nerone arrivava fino al colle Oppio, ma sorgeva in gran parte sul Palatino.
L’ipotesi, di grandissima importanza, trova molti elementi a sostegno- non ultima la posizione scenografica della torre, affacciata sulla valle del Colosseo – ma dovrà essere ulteriormente verificata.
Gli scavi pertanto continueranno, con il doppio risultato di rimettere in vista per intero un’architettura di eccezionale rilevanza, e nello stesso tempo di alleggerire dalla spinta della terra l’angolo della terrazza che presenta problemi strutturali.
Il primo percorso coinvolge la terrazza artificiale della ex Vigna Barberini (m.110 x 150), costruita su alte e poderose sostruzioni in laterizio, in posizione panoramica sulla valle del Colosseo, e da decenni chiusa al pubblico.
Divenuta proprietà demaniale e annessa al parco archeologico del Palatino-Foro Romano agli inizi del Novecento, La Vigna è stata oggetto di scavi estesi a partire dagli anni Trenta. In quell’epoca, le indagini condotte da Alfonso Bartoli misero in luce le fondazioni di un tempio(m.60 x40), identificato con quello del Sole, edificato dall’imperatore Elagabalo, che vi raccolse le reliquie più sacre della storia di Roma, tra cui il Palladio. Questo spiegherebbe la denominazione “Pallara” assunta dalla zona nel Medioevo. Si accedeva alla terrazza del tempio per mezzo di un ingresso monumentale detto Pentapylum, i cui resti sono forse da riconoscere in quelli visibili su via di S. Bonaventura.
Gli scavi, ripresi a partire dalla metà degli anni Ottanta, in collaborazione con l’Ecole Francaise de Rome, hanno messo in luce importanti strutture che vanno dall’età arcaica fino all’età tarda, e hanno definitivamente chiarito che la terrazza era occupata in età imperiale da uno dei nuclei del Palazzo Flavio.
In base agli estesi resti di giardino evidenziati dalle indagini, con messa a coltura di essenze in vasi disposti a filari, si è più volte ipotizzato che qui sorgessero gli Adonaea o Giardini di Adone, di cui ci parlano le fonti antiche (Apollonio di Tyana), come esistenti all’interno del Palazzo di Domiziano.
Si è deciso di reinterrare gli scavi, terminati per il Giubileo, anche per mantenere al luogo quell’atmosfera idillica e campestre, che tuttora conserva e che ne costituisce forse il fascino principale.
Sull’angolo nord della Vigna Barberini si trova la chiesetta di S. Sebastiano, che poggia in parte sul basamento del tempio di Elagabalo, nel luogo dove, secondo la tradizione, fu martirizzato il santo. Ricordata nei documenti fin dal X secolo, conserva di quest’epoca la importantissima decorazione pittorica dell’abside; il resto andò perduto nella ristrutturazione che Urbano VIII Barberini ne fece nel 1624.
Sul lato meridionale della terrazza, impostata su una grande cisterna dell’acquedotto Claudio e sulle strutture del palazzo imperiale, sorge la chiesa di S. Bonaventura con l’annesso convento, costruita dal Cardinale Francesco Barberini nel 1675.
Inizialmente non era previsto che l’ itinerario di Vigna Barberini arrivasse al limite nord-ovest della terrazza, occupata da un’area di cantiere. Qui infatti sono in corso lavori iniziati nel mese di giugno con fondi ordinari della Soprintendenza e finalizzati al consolidamento dell’angolo che si affaccia sulla valle del Colosseo, interessato da possibili fenomeni di dissesto strutturale e idrogeologico.
Lo scavo preliminare effettuato dalla Soprintendenza ( Direzione scientifica dott.ssa Mariantonietta Tomei, Direttore dei lavori arch. Antonella Tomasello) e condotto da una equipe coordinata da Francoise Villedieu, CNRS C.C. Jullian, Aix en Provence, sta dando risultati di tale importanza, che si è pensato di prolungare il percorso in modo da permettere la vista delle strutture emerse.
Queste consistono in un possente edificio a pianta centrale, di struttura particolarmente complessa, articolata intorno ad un pilone circolare di circa 4 metri di diametro, da cui si dipartono 8 arcate a raggiera, disegnando un ambiente di circa 16 metri di diametro; non sembrano esistere confronti nell'architettura romana.
Della poderosa struttura, rimessa in luce solo in parte e databile in età neroniana, sono stati finora individuati due livelli, che con le loro possenti arcate sostenevano un piano che presenta una strana particolarità: degli incassi circolari ( finora ne sono stati evidenziati 3) di circa 20 cm di diametro, riempiti di una sostanza scura di strana consistenza, da analizzare. Si è ipotizzato che si possa trattare di un pavimento con inseriti meccanismi circolari, tipo cuscinetti a sfera, su cui poteva essere poggiato un pavimento rotante; immediato il collegamento a quanto descrive Svetonio per la Coenatio Rotunda della Domus Aurea. E’ noto infatti (lo attestano gli autori antichi) che la residenza di Nerone arrivava fino al colle Oppio, ma sorgeva in gran parte sul Palatino.
L’ipotesi, di grandissima importanza, trova molti elementi a sostegno- non ultima la posizione scenografica della torre, affacciata sulla valle del Colosseo – ma dovrà essere ulteriormente verificata.
Gli scavi pertanto continueranno, con il doppio risultato di rimettere in vista per intero un’architettura di eccezionale rilevanza, e nello stesso tempo di alleggerire dalla spinta della terra l’angolo della terrazza che presenta problemi strutturali.
